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PEDIATRIATroppa TV induce a obesità, fumo e bullismo

15.11.06 - 08:38
Foto d'archivio
Troppa TV induce a obesità, fumo e bullismo

ROMA - Obesità o anoressia, fumo, alcol, bullismo e rapporti sessuali prematuri. Sono queste le conseguenze di un'esposizione incontrollata e senza limiti dei bambini e dei giovani alla televisione. Insomma, dati alla mano, conseguenze da far tremare i polsi a qualsiasi genitore. Ad elencare gli effetti negativi della tv sui comportamenti di bimbi e adolescenti è Giuseppe Saggese, professore di Pediatria all'Università di Pisa.

Disordini alimentari, abitudine a fumo o alcol, inizio dell'attività sessuale e anche bullismo sono direttamente proporzionali alle ore passate da piccoli e ragazzi davanti al mezzo televisivo, spiega il pediatra, che riferisce le conclusioni di una serie di studi pubblicati sulle principali riviste scientifiche. Il bullismo - ricorda - arriva a far breccia sul 13% dei bambini tra i 9 e gli 11 anni che passano almeno 5 ore al giorno davanti alla televisione. E ancora, nella fascia d'età 11-14 anni, il consumo di alcol (birra, vino o altro) è doppio tra chi resta davanti al video per almeno 3 ore al giorno rispetto ai coetanei che si concedono al massimo un'ora. Stesso discorso per il fumo: l'esposizione massiccia alla pubblicità - denuncia - rappresenta un fattore di rischio doppio, per i giovani, se paragonato anche alla presenza di fumatori in famiglia. Anche la cosiddetta 'dieta sessuale', cioè l'esposizione indiscriminata a messaggi che più o meno esplicitamente richiamano l'attività sessuale, ha i suoi effetti. Prima si inizia a stare a 'dieta' - commenta Saggese - prima si inizia a fare sesso. Con conseguenze che variano tra le gravidanze indesiderate fino alle malattie sessualmente trasmesse.

Infine i comportamenti alimentari sbagliati appresi dalla tv. Nel 2004 - ricorda il pediatra - abbiamo compiuto un'indagine da cui è emerso che il bambino che vede due ore al giorno la televisione, in un anno ha guardato ben 5.000 spot di alimenti. In più - aggiunge - obesità e tv sono correlate perché la maggior parte dei bambini quando si piazza davanti al piccolo schermo sgranocchia o mangia qualcosa. E quasi mai sono alimenti sani come la frutta. Anzi, secondo un'indagine della Società italiana di Pediatria (Sip), i fuoripasto sono una regola quotidiana. E in molti casi si tratta di alimenti dal chiaro effetto ingrassante: biscotti nel 32,4% dei casi, panini nel 34,9%, cioccolata 29,2%, caramelle 23,5%, gelati 23%, patatine 22,9% e merendine confezionate 21,7%.

La conseguenza - suggerisce l'esperto - è l'epidemia di obesità che ha colpito soprattutto il mondo occidentale, in cui si contano 155 milioni di bambini sovrappeso. In Europa il triste primato è appannaggio dell'Italia: il 36% dei bambini è sovrappeso, e di questi il 13% obeso. Tanto che assistiamo con frequenza crescente a casi di giovanissimi con la sindrome metabolica. Per capire la dimensione del fenomeno basta considerare - prosegue - che i costi dell'ospedalizzazione di questi baby-pazienti in Italia sono triplicati negli ultimi 20 anni. L'altro lato della medaglia, sempre negativo, è rappresentato dalla diffusione crescente di disturbi alimentari come l'anoressia, indotti dall'immagine della donna proposta dai media. Figure snelle e magre ai limiti della perfezione generano nelle ragazze un senso di disagio che le spinge a trasformare un corpo ideale in uno reale. Per questo - continua Saggese - il 61,7% delle adolescenti vorrebbe essere più magra, il 24% è stata almeno una volta a dieta, di queste almeno il 60% si sottopone a cure dimagranti fai da te.


(Sch/Adnkronos Salute)

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